lunedì 30 giugno 2008

I DON'T like shopping - reloaded

Ok, non sono Mauro Corona, che va in giro con una maglietta dalle maniche tagliate anche in inverno.
Non sono Messner, che scala gli 8000 senza bombole di ossigeno.
Non sono Manolo, che arrampica con la forza di due dita.


Però i miei dislivelli li ho fatti, ho camminato in montagna sotto il sole, con la pioggia, l'umidità che ti toglie le forze. Sotto la neve; dentro la neve che si mangia i tuoi passi. Ho conosciuto il vento che ti fa andare avanti su una cengia a quattro zampe. Che abbassa la percezione della temperatura, lo chiamano effetto wind-chill. Ho indossato i miei fidi scarponi e sfidato ogni tipo di terreno.
E sono sempre stato fortunato, anzi, credo di esserne uscito fortificato.



Ma nulla mi ha potuto preparare fisicamente ad oggi pomeriggio.

Ore e ore di shopping! Ore e ore ciabattando in infradito [boh, vabbè, cedo alle mode metropolitane…] senza meta tra uno scaffale all’altro, in cerca di chissà cosa.


Cioè, in cerca di un paio di regali per persone a me care. In cerca di qualche occasione per quando si va in montagna. In cerca di una lampadina alogena, quella che ho si è fulminata per il troppo leggere.


Morale della favola:
Lampadina trovata, 7 euro [sticà].
Regali non trovati, nonostante aver girato come un pirla.
Abbigliamento per me: niente, in fondo niente di particolare mi serve.
Tempo speso: un pomeriggio [di permesso dal lavoro] intero. Speso? Quasi quasi buttato via…

Fisico: con tutto il preambolo della montagna che fortifica etc etc, sono già in paranoia, entri in auto e sudi, cerchi parcheggio e stra-sudi; entri in un qualsiasi esercizio e ci son 12 gradi;,vai alla cassa [dopo aver fatto la coda d’ordinanza] e il getto di aria condizionata ti avvolge nelle sue spire ingannevoli.

Torni a casa, cotto come un pero, e manca solo che venga un bel temporalone.

Ecco perché “I don’t like shopping!”

domenica 29 giugno 2008

Mappe a tiratura limitata

Spesso fuori dai rifugi si trovano appese utili mappe della zona circostante.
Magari rovinate dal vento, stinte dal sole, scarabocchiate da chi di passaggio, ma sempre capaci di calamitare l'attenzione del trekker, quasi più del più bel panorama.

Normalmente si trovano le mappe della K* o quelle della T* [che però copre una minima parte del Trentino]; non mi è mai capitato, finora, di veder in giro le 4*.


Qua sotto due prodotti senza marca, che tra l'altro non ho trovato su nessun'altra fonte [pubblicazioni, web, etc]: sebbene in scala diversa, entrambi relativi al Lagorai.




Questa è una specie di plastigrafia [ma piatta e con le immaginette dei rifugi + indicazione dei bivacchi], rif. Sette Selle.




Questa è un'altra "pseudoplastigrafia", piatta, rif. Tonini.


Vi odio tutte


Chi va per boschi - specie torbiere, stagni, zone umide [ma anche chi abita in posti sfortunati, città o campagna non fa poi molta differenza, trovarle è anche questione di sfiga...] - sa che i repellenti spray fanno il possibile ma non i miracoli.
Per cui se sei un appassionato della vita all'aria aperta, non resta che conviverci.


Ma che fastidio!

Io le odio.




PS. delle fottute zecche parlerò un altro giorno

Tutto il mondo è paese...





Mizugumo = galleggianti usati dai ninja per l'attraversamento dei fiumi

venerdì 27 giugno 2008

Just like a pill

[NdB: che sarà poi che oggi si va di titoli in inglese? Mah...forse il caldo mi ha dato alla testa]





Ore 14 di ieri: arrivo al bivacco. Tetto in lamiera, zero ombra, temperatura interna/esterna mostruosa.


Bersntol: "toh! qualche tetesco ha lasciato delle compresse di destrosio e sali minerali. Prendine una se ti va, lascio in cambio alcune caramelle"

Lentiggini: "prendine una anche tu! vai, vai"

Bers. "...?"

Len: "metti che il doic ci ha fatto uno scherzo e ha lasciato LSD"

Bers.: "l'LSD di solito è un francobollo da leccare, casomai potrebbe esser ecstasy"

Len.: "e tu che ne sai?"

Bers.: " . . . "




Ragazzi dite NO ALLA DROGA!


The day after Saint Vigilio

Ohi ohi...ieri la ditta ha correttamente chiuso i battenti; purtroppo tornare a lavorare di venerdì non è esattamente il massimo...e mi consola poco pensare che il meteo dà qualche possibilità alla pioggia [sperante che no'l tompesta come l'altro dì a Bolzan*...]



* speriamo che non grandini come l'altro giorno a BZ

giovedì 26 giugno 2008

San Vigilio


[patrono di Trento]



Una leggenda vuole che Vigilio, fuggendo dalla Valle Rendena dove si era recato per evangelizzate le popolazioni pagane, si trovò senza via di fuga nei pressi dell'attuale abitato di Cadine. Ponendo la mano sulla roccia aprì un varco, riuscendo così a raggiungere Trento ed a salvarsi. Ancora oggi quella gola è nota ai trentini come Bus de Vela, dal nome del sobborgo adiacente.

da Wikipedia

martedì 24 giugno 2008

Lince, ci sei ancora?

Come mai non si hanno più notizie sulla lince?

Vedi sondaggio a fianco.


Se hai votato 1)

Se hai votato 2)

Se hai votato 3)

venerdì 20 giugno 2008

"Notturna"

Oggi è la giornata ideale per una "notturna"; visto però che siam quasi al giorno più lungo e c'è luce fino alle dieci di sera, diremo che fra un attimo partiamo per fare "una serale"



PS. viene anche Fr. [chi ha orecchie per capir, ...]

giovedì 19 giugno 2008

Blog abbandonati


Capita.

Inizi con le migliori intenzioni, e poi ti stufi. O magari vai avanti bene ma per qualsiasi motivo devi interrompere da un giorno all’altro, il famoso "effetto Rapa Nui"

E siccome in rete è difficile cancellare le proprie tracce [avete mai provato a cancellare un vecchio indirizzo e-mail che non usate più? Ecco, appunto] ci sono innumerevoli blog interrotti.

Abbandonati, direbbe il gestore di questo:

blogabbandonati.splinder.com

mercoledì 18 giugno 2008

Sole oggi

Speriamo duri!
E' tornato caldo subito, nonostante settimane di pioggie.




Non ero preparato alla cosa, e pur non "attrezzato" dopolavoro son scappato al lago: avevo troppa nostalgia. [Come della montagna, del resto, pioggiaccia malefica]


Erano ormai le sei ma c'era un buon numero di gente in costume [che non so mai cosa faccia di preciso nella vita, tutta 'sta gente piena di tempo libero...un giorno o l'altro glielo chiedo]: acqua fredda [ho messo dentro solo i piedi, mi è bastato] e alta [almeno 30 cm buoni sopra il solito livello].

Qualche testa bionda&targa giallonera [turisti].

Qualche vela spinta da un buon vento.

Un ciliegio a due metri dall'acqua, tanti frutti ma solo sui rami più alti, quelli a portata già stati spazzolati.

Il solito sentierino imboscato che porta al giardino curatissimo e tranquillo di una casetta sul lago [di quelle costruite chissà come-da-chi-e-quando; sicuramente in tempi molto meno attenti all'ambiente e al rispetto delle leggi].
L'infrazione di proprietà privata a volte è un gioco che vale la candela.



Io e i miei amici siam venuti su a pane&lago, in fondo in fondo restiamo sempre dei bulletti da spiaggia sedicenni, non sono cose che si dimenticano: le abitudini, soprattutto quelle cattive, sono dure a morire.

Verso una brutta fine


Trovarmi sulla strada un camion stipato di povere bestie mi dà sempre un senso di angoscia






purtroppo – lo ammetto – davanti ad una bistecca non riesco ad essere coerente e provare la stessa angoscia [comunque mi limito il più possibile]

Get Firefox 3!

Mi pare che la scelta sia scontata....


Da oggi potete scaricare la versione n.3 del mitico browser open source

martedì 17 giugno 2008

Mario Rigoni Stern [Asiago, 1 novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008]


«Io la terra trentina l'ho amata fin dalle elementari, attraverso una canzone che ci faceva cantare ogni mattino la maestra. Era la canzone del cieco di guerra sull'Ortigara, che guardava Trento da lontano. Non poteva vederla, ma oltre le cime la indovinava, la sognava.»

[dall'intervista con Franco de Battaglia, 2003]







Mi mancheranno, le tue parole, mi mancherai tu.

Aspettando l’alba e altri racconti



Un ricordo scritto da Mario Rigoni Stern a Primo Levi: un omaggio ad entrambi.


Caro Primo,

questa è una lettera che ti debbo per vecchia amicizia. Ti avevo scritto dopo aver letto íl tuo ultimo libro e ti dicevo della mia solidarietà e di come il tuo saggio così intelligente e spietato mi avesse riportato tali e tante sofferenti memorie da levarmi il sonno; quel sonno che tu ora hai ritrovato e che ti auguro simile a quello di quando ragazzi nelle sere di primavera ci si addormentava all'improvviso dopo aver tanto giocato all'aria nuova. Ma tu, ieri, non avevi giocato all'aria di primavera e forse a farti dormire così, a farti chiudere gli occhi su questo mondo indifferente e venefico, è stata la stanchezza di quella lontana stagione del 1945.

Sono ormai tanti anni che ci conosciamo, piú di trenta (erano appena usciti i nostri due primi libri), e una vigilia di Natale a chi t'intervistava esprimesti il desiderio di trascorrere con me la notte del 25 dicembre, in un rifugio tra le montagne sepolte dalla neve. Ti scrissi subito: «Vieni, andremo a camminare per nevi incontaminate su per la montagna; accenderemo il fuoco dentro un bivacco e staremo in silenzio a guardare le fiamme: non avremo bisogno di spumanti e di panettoni, nè di suono di campane; a noi basterà la compagnia del fuoco». Non venisti, allora, perché i legami del lavoro e della famiglia ti tenevano a Torino.

Ma un giorno di primavera - era come oggi la stagione - arrivasti con Lucia. Guardammo insieme le arnie delle api, ti mostrai i favi che gocciolavano miele, la regina, la covata, i fuchi, le operaie intente ai loro lavori. Tu con ironica sapienza frenavi il mio entusiasmo dilettantesco e con ragionamento logico ridimensionavi il lavoro e l'ordinamento della società delle api. Poi andammo per un sentiero poco lontano da casa a vedere i caprioli; mi chiedevi dei fiori, degli arbusti, degli alberi, dei funghi, degli animali silvestri.

Tutto questo era bello, ma ogni tanto tra noi scendeva un silenzio improvviso che non era per ascoltare i rumori e le voci della natura, ma perché la tua e mia presenza, reciprocamente, rievocavano i fantasmi di un'altra primavera che, seppur lontana, avevamo vissuto con simili esperienze. Cosí una mezza frase, una parola in tedesco, in russo, polacco, o yiddish, scendeva tra noi provocando una sorta di timoroso pudore.

Quante volte, Primo, in questi ultimi anni ti dicevo: «Vieni, andremo per boschi dove non incontreremo gente estranea; cammineremo sul muschio tra il verde cupo come sul fondo del mare; oppure con gli sci tra il silenzio luminoso, e questo ti farà dimenticare l'angoscia di Auschwitz, e gli impegni di lavoro e della famiglia». Come per un breve periodo ti era capitato durante un'estate.

Eri stato in un luogo fuori mano delle montagne valdostane che con nostalgia mi raccontavi: qualche laghetto a duemila metri che rispecchia il cielo; pascoli da camosci fioriti di genziane, anemoni, soldanelle, miosotis; lenzuola di neve sui fianchi dei monti; ghiacciai sulle vette intorno. E un posto sconosciuto ai turisti e che anch'io conosco; avevamo progettato di ritornarci insieme per sostare, camminare, arrampicare, guardare le stelle e godere il sole. Sarebbe stato l'opposto del campo di concentramento. Ma forse anche un luogo come questo non avrebbe allontanato i ricordi e i fantasmi.

Un pomeriggio d'inverno mi trovai a Torino, era il momento del traffico piú intenso e la nebbia scendeva lungo i corsi e si arrampicava per le finestre dei palazzi. Ti telefonai. Uscisti da casa e c'incontrammo in via Roma e poi, ti ricordi, siamo andati a camminare tra la gente. Mi raccontavi della tua infanzia, di un negozio dove si vendevano a metri le stoffe e le tele, e di un dialetto che ormai piú nessuno capisce. Entrammo anche in un bar nei pressi di corso Re Umberto e stemmo lí seduti per qualche ora a parlare.

Il discorso cadde sugli usi e i riti delle tradizioni ebraiche. Ricordo che letteralmente bevevo le tue parole ed era come se un mondo antichissimo e saggio mi si aprisse davanti per la prima volta. A ogni mia curiosità cercavi di dare una risposta. Quando ci alzammo da quel tavolino, solo allora, ci accorgemmo della gente che era li a discutere animatamente davanti a un giornale sportivo disteso sul banco. Ci guardammo sorridendo come se noi fossimo depositari di un segreto vissuto e capito nelle terre di Polonia.

Ieri, caro Primo, dopo che un giornalista mi ha comunicato per telefono la tua dipartita, mi sono un poco ripreso sfogliando i tuoi libri. Tra le pagine di Il sistema periodico ho trovato una tua lettera del 1983, e da questa ho forse capito il tuo gesto. Mi scrivevi di tua madre quasi novantenne e ammalata, di tuo figlio che era partito per gli Stati Uniti lasciando un grande vuoto nella vostra caa, di te e di Lucia che vi sentivate come «tagliati fuori dal mondo».

Ma tu sentivi anche «un vuoto personale. È un po' come se nel mio ultimo libro avessi spesi tutti i miei capitali. Per un futuro vedremo; per adesso, tanto per non far arrugginire il cervello e la macchina da scrivere, sto traducendo un libro di antropologia di cui non m'importa niente. Se vivessi come te sull'altipiano non avrei di questi problemi, mi metterei gli sci da fondo e via; ma qui è verso; malgrado la crisi ci sono auto dappertutto, ferme o in moto, e solo per uscire dalla città ci vuole un'ora di lotta e di pazienza. E anche tutti i vecchi amici sono in crisi, chi per salute, chi per quattrini, chi per i figli che girano male. E per questo che ti scrivo [. . .] Caro Mario, scusa lo sfogo, un giorno o l'altro mi rimetto in piedi...»

Fra le cose piú care ho anche due tue poesie; una è senza data e ha i versi scritti su un computer (già, il giorno che l'acquistasti mi telefonasti con entusiasmo, invitandomi a farlo anch'io, «è come un gioco, - dicevi, - in una giornata impari a usarlo anche tu! »). Avevi aggiunto con la tua calligrafia chiara e sottile: «Questa è inedita e temo che lo rimarrà a lungo. La dedico ad Anna».

L'altra poesia è inserita in una lettera tutta manoscritta, dove tra l'altro dicevi: «So bene che fare poesie non è un mestiere tanto serio, ma mi prendo egualmente la libertà di mandarti questa che s'intitola A Mario e a Nuto: Ho due fratelli con molta vita alle spalle, | Nati all'ombra delle montagne. | Hanno imparato l'indignazione | Nella neve di un paese lontano, | Ed hanno scritto libri non inutili. | Come me, hanno tollerato la vista | Di Medusa, che non li ha impietriti. | Non si sono lasciati impietrire | Dalla lenta nevicata dei giorni».

E per uso interno e privato... Ma io, oggi, la rivelo perché tu, piú di ogni altro, non ti sei lasciato impietrire dalla lenta nevicata dei giorni.

Ieri, caro Primo, era una giornata splendida di primavera e le api raccoglievano polline e nettare dai crochi e dalle eriche. Ho visto il ritorno delle prime rondini e il bosco risuonava del canti degli uccelli in amore. Ma io piangevo perché tu te n'eri andato. Oggi il cielo è velato e un temporale gira per le montagne. Ma non piango più perché ho nel cuore il tesoro che tu mi hai lasciato e che mi aiuta a essere meno stupido e meno cattivo. Ciao Primo, arrivederci tra quelle nostre montagne nascoste; te lo voglio dire, anche se tu sorridi mesto a questo mio «arrivederci».

Banana box!



Ringrazio l'amico Fr. della segnalazione: quando me l'ha fatta vedere gli ho più o meno riso in faccia :)




Poi scopro che il prodotto è addirittura venduto [vorrei proprio sapere quanto] nei negozi di attrezzature da montagna.



[ndB: potrebbe sembrarvi pubblicità ma dovevo assolutamente divulgare questa cosa...]

Europei di calcio 2008



Isteria collettiva stasera per Francia - Italia?

Mah! Vincere, perdere, tutto è relativo, no?


E comunque sapevate che gli Europei di calcio in Svizzera li abbiamo già giocati due settimane fa?

lunedì 16 giugno 2008

Il lago d’Erdemolo...




... da un'ala d'aereo

In alto a sinistra i Sette laghi [anche se sembra di vederne uno solo]

Tesi ambientaliste? Risparmio energetico?



Il magazine USA "Wired" propone una tesi interessante: alcuni cardini dell'ambientalismo [ridurre le emissioni che causano il global warming, no al nucleare, etc] vengono demoliti e rovesciati: ad esempio si, le auto nuove consumano meno, ma siamo sicuri che non portino con sè costi intrinsechi nascosti [cioè energia sprecata per progettarle, testarle ed immetterle sul mercato, visto che le cambiano sempre più spesso]?


Se la recupero tradotta la posto volentieri, giusto per rifletterci sopra.



Intanto, circola in rete questo, attribuito a Luciana Littizzetto [lo stile è il suo ma non ho modo di confermare la patern....ehm maternità dello scritto :) ]




Il Monte Bianco è cresciuto di due metri. Beato lui.
Escludendo che sia un fatto ormonale, se no gli spuntavano anche le tette, come la mettiamo?
Dicono che sia un accumulo di ghiaccio.
Ma il pianeta non si stava surriscaldando?
Qui non si capisce più niente.

Neanche sulla temperatura della Terra riescono a mettersi d’accordo.

Però continuano a trifolarci l’anima co’ sta storia del risparmio dell’energia.

Noi facciamo di tutto: chiudiamo i rubinetti quando ci laviamo i denti e ci facciamo venire la schiuma alla bocca come i dobermann, le lavatrici le facciamo di notte come i carbonari, mettiamo le lampadine a basso consumo, che quando le accendi, per un quarto d’ora, ti sembra di stare in una stalla, e chiudiamo il frigo, quando ancora abbiamo mezza mano dentro, a costo di tranciarcela via, per non lasciare il frigo aperto.

Però qualcuno mi deve spiegare, mi deve dare un motivo del perchè, nelle città, si lasciano interi grattacieli di uffici tutti accesi per tutta la notte, e nessuno dice nulla.

Non c'è uno che fa un plissè.
Torrioni accesi a giorno.
Luminarie da casinò di Las Vegas.

Con un computer ad ogni scrivania, acceso pure quello.
Ma che ci vuole a obbligare gli uffici a spegnere le luci?
E già che ci siamo, a installare le lampadine a basso consumo?
Ci avete fatto venire due lampadari di Murano così, con le «basso consumo», e poi?
No, perchè io posso anche leggere a letto solo alla luce del lampione di sotto per risparmiare energia, ma se poi mi sta completamente acceso il grattacielo di fronte mi sento lievemente presa per il culo.

E i frigoriferi dei supermercati? Ne vogliamo parlare?
Che fa un freddo che neanche in Alaska ?
Che se tu passi per il corridoio degli yogurt, ti devi mettere il passamontagna e le muffole e arrivi alla cassa coi baffi pieni di brina?
Non è spreco di energia anche quello?
E’ il caso di tenere le mozzarelle alla temperatura degli igloo? Mi chiedo.
Che se compri un etto di burro, poi, per cucinare devi stirarlo, altrimenti ti tocca tagliarlo con la motosega?
Ci sono frigoriferi da banco lunghi sessanta metri.

All'altezza dei salami ti comincia a colare il naso, ai latticini hai la punta delle dita blu, davanti alla pasta per le pizze cominci ad avere la broncopleurite, quando arrivi al latte fresco e yogurt hai tutti i sintomi del congelamento, e ti butti sul girarrosto coi polli che sfrigolano, perchè ti sembra di entrare in una baita al caldo.

Ma mettete una porta a 'sti frigo. Che consumano un lago artificiale di corrente al giorno.

E i led luminosi che noi dobbiamo spegnere, pena la distruzione del pianeta?
Quegli occhietti rossi che ci guardano dalla sala?

Noi li spegniamo, sì sì.

Poi andiamo al 'super' e ci sono 42 televisioni accese che trasmettono tutte lo stesso programma.

Questi non sono sprechi di energia, cari politici miei?
I casi sono due:
- cercate di risolvere in qualche modo la questione
- oppure se no dite: il risparmio energetico era una delle solite nostre cazzate, fate pure quel che volete, usate il laser per tagliare il salmone e lavatevi i denti nella vasca da bagno!


Una presentazione sulla Val di Fiemme, versante settentrionale della catena del Lagorai